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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Quindici anni fa l’Italia sportiva perdeva una delle sue voci più caratteristiche e rappresentative, sette anni dopo la sua ultima radiocronaca per “Tutto il calcio minuto per minuto”, una lunga malattia si portava via Sandro Ciotti.

Protagonista indiscusso della comunicazione radiofonica per quasi mezzo secolo Sandro Ciotti non era solo un radiocronista di calcio, la sua prima passione era la musica, per la radio raccontò decine di festival di Sanremo oltre a svariati giochi olimpici, Tour de France e Giri d’Italia.

L’esperienza di Sandro Ciotti è probabilmente irripetibile, figlia dell’intreccio tra la sua poliedricità ed una radio che continuava a crescere creando nuovi spazi.

“Ciotti è diventato «the Voice» (questo gli piaceva, il paragone con Sinatra) in una Rai in cui era ancora possibile spaziare tra i generi, senza rinchiudersi a vita nell’orticello di una specializzazione. Gli piaceva la musica, gli piaceva il calcio, il ciclismo. […] Oggi fioccherebbero le interrogazioni parlamentari se Bizzotto coprisse Sanremo e Fiorello il Tour.” (Cit. La Repubblica, 19 luglio 2003,“Lo sport perde la sua Voce”, di Gianni Mura).

La sua inconfondibile voce, figlia di un edema delle corde vocali contratto nel corso di una lunghissima radiocronaca condotta sotto la pioggia durante le Olimpiadi messicane del 1968, era familiare a tutti; “ero un baritono naturale, come Sinatra più o meno” disse di se stesso, ma se il destino gli tolse la possibilità di cantare gli donò un timbro ed un’identità forse unica tra i radiocronisti, ed al suo particolare timbro Ciotti unì un suo stile inconfondibile; « Somigli a Baresi » disse rivolgendosi a Pippo Baudo durante il festival del 1993 « perché dai spazio alle partner nella stessa misura in cui lui lo dà alle punte avversarie ». Celebre anche il suo «Lo Bello ha arbitrato davanti ad ottantamila testimoni» al termine di un Lazio-Cagliari nel quale l’arbitro Siracusano annullò un gol a Riva.

Non doveva essere un collega semplice Sandro Ciotti, odiava essere interrotto e finiva per mettere soggezione agli altri, viene spesso ricordato in proposito lo scambio avuto nel 1981 con Degl’Innocenti che ebbe la sfortuna di doverlo interrompere due volte nel giro di un minuto per il vantaggio della Pistoiese sul Cagliari e per il repentino pareggio dei sardi:

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Degl’Innocenti: «Pronto Ameri…»

Ciotti: «Sono Ciotti, vai»

Degl’Innocenti: «Pronto Ameri, Degl’ Innocenti da Modena è passata in vantaggio la Pistoiese […]»

Ciotti (riprende la radiocronaca): «[…] Di Bartolomei, bello il controllo del capitano romanista…»

Degl’Innocenti: «Pronto Ameri, Pronto Ameri…»

Ciotti: «Sono sempre Ciotti»

Degl’Innocenti: «Ameri scusa…»

Ciotti: «Sono sempre Ciotti»

Degl’Innocenti: «Scusa Ciotti sono Ciotti ehm, Degl’Innocenti Da Pist.. ehm Modena…»

Ciotti: «Cerchiamo di capire chi siamo se no siamo messi male»

Anche lo “scherzo” che fece ad un giovane Gianni Mura ci aiuta ad inquadrare meglio quale potesse essere il suo rapporto con gli amici ed i colleghi, lo presentiamo sempre traendolo dal già citato articolo che lo stesso Mura scrisse quindici anni fa:

[…] quando si [giocò] la rituale partita tra i giornalisti francesi del Tour e il cosiddetto Resto del mondo, Il nostro capitano Ciotti [disse]: «Giovane Mura […], tu marchi quello tozzo, il numero 8, lo vedi quello un po’ zoppo?» Sì che lo vedevo, non l’avrei visto molto nel senso della marcatura. […]. Sostituito con ignominia alla fine del primo tempo (4-0 per loro, tre gol dello zoppo) dissi a Ciotti: ma chi è questo? E lui, serafico: «Just Fontaine, capocannoniere ai mondiali in Svezia, potevi picchiarlo un po’».

Ciotti non si limitò a raccontare il calcio, lo praticò: iniziò nelle giovanili della Lazio a 19 anni, giocò poi con il Forlì ed in Serie C con l’Anconitana. Della sua esperienza con la Lazio ricorda con particolare affetto Remo Zenobi, l’emozione di quando giocava con i grandi ed un aneddoto: quando Guido Masetti (all’epoca allenatore della Roma), rimediò un sacco pieno di “pagnotte militari” e si recò dal vicino campo di allenamento romanista a quello laziale per dividere con loro il bottino.

Sandro Ciotti (Il primo accosciato a destra) con la squadra giovanile della Lazio del 1947 (Fonte Wikipedia)

Fu anche regista, il suo film-documentario più noto è senz’altro “Il profeta del gol”, dedicato a Cruyff (fu lo stesso giocatore olandese a volere Ciotti come autore). Scriveva racconti radiofonici, celebre quello sullo scudetto del Cagliari per il quale fece incidere su vinile una raccolta di testimonianze sulla storia del club sardo; fece un’opera analoga 7 anni dopo (“La Roma Racconta”), per i primi 50 anni della società, in quell’occasione fece registrare “la canzone di testaccio”, che grazie a quel disco non è andata perduta ed oggi viene proposta nelle partite casalinghe dei giallorossi.

Morì un anno prima del collega Ameri personaggio con un carattere ed uno stile diametralmente opposto al suo, stili diversi che fecero la gioia degli autori di “tutto il calcio minuto per minuto” che studiavano le scalette anche sulla base delle caratteristiche dei singoli radiocronisti. Tra le infinite situazioni di conflitto tra i due rimane celebre quella in cui Ameri lasciando aperto il microfono lanciò un insulto a Ciotti, quando riprese la linea si giustificò sostenendo che l’improperio fosse rivolto ad un tifoso laziale che stava cercando di entrare nella cabina.

Foto di gruppo di giornalisti sportivi Rai al Giro d’Italia 1967. Sandro Ciotti è al centro. Gli altri sono Adone Carapezzi, Enrico Ameri, Nando Martellini, Sergio Zavoli, Adriano De Zan e il capo spedizione Nino Greco. (Fonte Wikipedia)

Ricordare Ciotti solo in ambito calcistico è però riduttivo, fu per la musica che iniziò la sua carriera in radio, era molto amico di Luigi Tenco e di Agostino Di Bartolomei, entrambi morti suicidi. Era nella stessa dependance di Tenco la sera in cui morì, a due sole stanze di distanza. Nonostante lo scarso isolamento acustico non avvertì lo sparo con cui il musicista si tolse la vita, raccontò il fatto il giorno dopo “assolvendo” il mondo della musica dall’accaduto, smentendo di fatto il biglietto di addio di Tenco: era certo che fosse stato ucciso.

Dalle sue testimonianze e da quelle di chi lo ha conosciuto emerge la figura di un uomo che visse appieno ogni momento della sua vita, la sua casa era un abituale punto di ritrovo di interminabili serate trascorse tra sigarette, partite a boccette ed a carte, gli rimase il solo rammarico di non aver avuto figli.

Era stato tenuto a battesimo da Trilussa, era un musicista (diplomato al conservatorio), compose canzoni per Jannacci (Veronica) e Peppino di Capri (Volo), “Veronica” in particolare rimase celebre per essere stata censurata. Era un artista che manifestava il suo estro giocando con le regole senza violarle, come fa un Jazzista quando improvvisa.

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Nato a Roma nel 1975 si appassiona ben presto al calcio ed allo sport in generale. La prima partita di calcio che vede in diretta è Italia-Germania dell'82, il primo "libro" che consuma è l'Almanacco Illustrato del calcio di quello stesso anno. Vive con la sua compagna ed i suoi 2 figli a Roma e di professione è informatico. A chi sottolinea gli errori altrui o si deprime per i propri risponde con una frase di Newton "Non ho fallito, ho solo scoperto una soluzione che non funziona". Da oltre 10 anni collabora con Wikipedia, da lettore de "Gli Eroi del Calcio" ne diventa collaboratore.

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9 novembre 2018

GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Tutto poteva finire prima di cominciare e invece, il 9 novembre 1988 a Belgrado, si gioca la partita di ritorno del primo turno di Coppa Campioni tra Stella Rossa e Milan che cambierà la storia del club rossonero.

Il Milan veniva dal primo campionato vinto dell’era Berlusconi e, per avviare un ciclo assolutamente significativo, aveva disperato bisogno di vincere la Coppa o quantomeno di arrivare in finale. Per questo la società, durante l’estate, aveva allestito una squadra stellare composta prima di tutto dai tre giovani olandesi Gullit, Van Basten e Rijkaard. Berlusconi si era innamorato di Gullit, pagandolo una cifra vicina ai 10 miliardi di lire, ma l’Ajax lo aveva “costretto” a prendere anche Van Basten per un miliardo e mezzo. Quest’ultimo dimostrerà con il tempo le sue caratteristiche da campione, anche se il tecnico rossonero Sacchi non lo vedrà mai di buon occhio perché poco inquadrabile nei suoi ferrei schemi.

Nonostante queste costose operazioni di mercato però, il Milan stava per essere sbattuto fuori da quella Coppa dei Campioni poiché, nella partita di andata a San Siro, lo squadrone rossonero aveva sottovalutato gli slavi, non potendo sapere che tra di loro c’erano due giovanissimi ventenni che erano destinati a diventare stelle del calcio mondiale, il capitano Dragan Stojkovic e Dejan Savicevic, portando a casa solo un 1-1 (gol di Stojkovic e replica di Virdis poco dopo).

Il biglietto della partita (Collezione Matteo Melodia)

A Belgrado, nel temutissimo e caldissimo stadio Marakana, al 57° minuto era sotto di un gol segnato da Savicevic e con un uomo in meno per via dell’espulsione di Virdis, praticamente partita chiusa e Milan fuori dalla Coppa.

Da qui però, la storia cambia.

Il clima per i rossoneri è ostile, la squadra sembra intimorita e appare in affanno rispetto agli slavi che, al contrario, sono tonici e tengono le redini del gioco. Il primo tempo si chiude sullo 0-0, un risultato che fa comodo ai padroni di casa. Il Milan ha ancora 45’ per cambiare l’inerzia della partita, invece le cose precipitano: passano pochi minuti e Dejan Savicevic dalla distanza supera Giovanni Galli. Stella Rossa in vantaggio.

Improvvisamente sul campo cala un nebbione fittissimo che non si vedeva da anni e, dopo qualche tentativo a procedere, l’arbitro al 12” del secondo tempo, prima sospende la partita e poi lo annulla completamente per rigiocarla il giorno dopo, come prevede il regolamento UEFA.

Gli uomini della Stella Rossa erano psicologicamente stanchi, mentre i giocatori del Milan erano euforici per lo scampato pericolo, recuperando anche Gullit dall’infortunio che gli aveva impedito di giocare nel precedente match, mentre dovrà comunque rinunciare a Virdis, espulso per un fallo visto solo dal guardialinee nella nebbia del giorno prima e ad Ancelotti invece diffidato.

Nonostante questo la squadra di casa, fortissima e determinata, riuscì a pareggiare dopo il gol di Van Basten con Stojcovic, ma ai rigori furono battuti, garantendo di fatto al Milan la trionfale galoppata fino alla vittoria della Coppa. Da lì in avanti, infatti, elimerà Werder Brema, Real Madrid e in finale travolgerà a Barcellona lo Steaua Bucarest per 4-0, tornando sul tetto d’Europa.

La nebbia a Belgrado c’è una volta ogni dieci anni e se quel giorno non fosse calata eccezionalmente sul Marakana, probabilmente il glorioso ciclo di vittorie del Milan sarebbe andata in maniera diversa cambiando irrimediabilmente la storia recente del calcio italiano e del nostro paese.

Si ringrazia Matteo Melodia per la consueta collaborazione.

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